Sabato, 04 Ottobre 2014 15:53

La Terra-di-Mezzo compie 100 anni, di John Garth In evidenza

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La Terra-di-Mezzo compie 100 anni, di John Garth Jack Fusco - Tolkien Italian Network

Ringraziamo John Garth per averci concesso di tradurre e pubblicare in esclusiva il seguente intervento da lui recentemente pubblicato sul suo blog personale. John Garth è giornalista e autore di Tolkien e la Grande Guerra, per il quale gli è stato conferito il prestigioso Mythopoeic Award 2004. Il suo lavoro sugli anni giovanili di Tolkien è stato impagabile - uno dei più importanti studi in assoluto - e continua fino ad oggi in nuove scoperte e disamine, ogni volta accrescendo con slancio unico la conoscenza della vita e dell'opera di J.R.R. Tolkien.

We would like to express our sincere gratitude to John Garth for permitting us to translate and publish the following post from his personal blog. John Garth, journalist, is the author of Tolkien and the Great War, thanks to which he won the 2004 Mythopoeic Society Scholarship Award. His priceless study of Tolkien's early years - one of the very most important at all - carries on up to this day into new discoveries and analysis, every time increasing with unique leap the knowledge of the life and works of J.R.R. Tolkien.

 



La Terra-di-Mezzo compie 100 anni

di John Garth, traduzione di Elena Sanna

Sono passati cento anni da quando la Terra di Mezzo ha visto la luce. Il primissimo accenno a qualsiasi personaggio o situazione della mitologia di J.R.R. Tolkien si trova in un poema, Il viaggio di Éarendel, la Stella della Sera, che egli scrisse il 24 settembre 1914, a casa di sua zia Jane Neave: un podere detto Phoenix Farm, a Gedling, nel Nottinghamshire.

Prendo attentamente in esame la svolta creativa di Tolkien del 1914 nel volume 11 dei Tolkien Studies, di prossima uscita, do un breve resoconto di queste scoperte in un articolo sul centenario per il Guardian e di tutto ciò parlo in questo video della Tolkien Society, al raduno annuale Oxonmoot. Quanto segue è un ulteriore approfondimento che non è stato affrontato nelle succitate occasioni.

(a sinistra) Diamante nel Cielo,
Fotografia al sole di Wendy Longo, 2008.

Dopo un secolo, vale la pena di chiarire se questo sia davvero il primo poema del legendarium di Tolkien. Nonostante Humphrey Carpenter identifichi Il viaggio di Éarendel come “l'inizio della mitologia personale di J.R.R. Tolkien1, Tolkien stesso non lo fece mai in maniera esplicita. E non vi si trovano nemmeno ingredienti fondamentali. Il viaggio di Éarendel, la Stella della Sera ha una connessione basilare con la più tarda storia di Eärendil: l'idea di un marinaio che navighi oltre i confini del mondo e diventi Venere, la Stella della Sera. Ma all'Éarendel del settembre del 1914 manca un motivo chiaro per il suo viaggio, manca una storia di qualsiasi tipo, manca un Silmaril; gli manca persino un nome da Elfo: il nome Éarendel è Anglosassone nudo e crudo.

E Tolkien, in realtà, etichettò come “primo della mitologia” un poema scritto dieci mesi dopo, Le Rive del Paese delle Fate del luglio 19152, che contiene elementi duraturi della Terra di Mezzo quali i Due Alberi, ma anche nomi quali Valinor e Taniquetil nelle sue lingue inventate: segni distintivi del suo legendarium.

Vi è però prova che davvero egli ritenesse la scrittura di Il viaggio di Éarendel, la Stella della Sera il momento cardine. Mi piacerebbe rivendicare il merito per il lavoro investigativo qui esposto, ma in realtà è tutto merito di mia madre, nonostante lei non abbia mai letto Tolkien.

In The Notion Club Papers, opera del 1945-46 che narra di personaggi oxfordiani – simili agli Inklings – che vengono trascinati nel perduto passato di Númenor, uno dei membri del Club, Lowdham, cita dei versi dal poema anglosassone Crist:

Éalá Éarendel engla beorhtost
ofer middangeard monnum sended!

E aggiunge: Salve Éarendel, il più splendente tra gli angeli, inviato agli uomini sopra la Terra-di-Mezzo! Quando mi sono imbattuto in quella citazione nel dizionario provai un curioso fremito, come se qualcosa in me si fosse mosso, risvegliato per metà dal sonno. Avrei trovato qualcosa di molto remoto, strano e bello oltre quelle parole, se fossi stato capace di coglierlo, molto di più del semplice Inglese antico...3.

Nella sua Biografia del 19774, Carpenter mette queste stesse parole di finzione in bocca a Tolkien; un gioco di prestigio, ma non oltraggioso. Dopotutto, Tolkien sta palesemente inserendo un suo ricordo nella testa di Alwin Arundel Lowdham.

Usando questi nomi, sta anche piazzando delle indicazioni abbastanza evidenti. Non è necessario che spieghi Arundel: è il nome di una vera città nel Sussex; ma il suo scopo in The Notion Club Papers è ricordarci i nomi Éarendel e Eärendil. Alwin è una versione dell'antico-inglese Ælfwine, che significa “amico degli elfi” e perciò connette questo personaggio con gli amici degli elfi nel legendarium di Tolkien: in special modo il marinaio Ælfwine che ascolta e annota i Racconti Perduti5 degli Elfi.

Ma che dire del cognome Lowdham?

Christopher Tolkien sottolinea che “il fatto che Lowdham sia “rumoroso” e faccia battute spesso in momenti inappropriati deriva da [Hugo] Dyson”: il membro degli Inkling che notoriamente interrompeva letture del Signore degli Anelli lamentandosi così: “Oh, Dio, non un altro Elfo!” E in effetti un manoscritto [di The Notion Club Papers, NdT] presenta le iniziali di Dyson accanto al nome [Lowdham, NdT]. Ma, come osserva Christopher: “Lowdham è l'esatta antitesi di Dyson, sia nella sua istruzione che nei suoi interessi.” Infatti, il personaggio che da voce al ricordo di J.R.R. Tolkien del momento in cui scopre il nome Éarendel è più che altro un alter ego dell'autore stesso.

Qui entra in scena mia madre. Le stavo mostrando una mappa dell'area appena est di Nottingham; è questa l'ubicazione del paese di Gedling in cui Tolkien si trovava quando scrisse Il viaggio di Éarendel, la Stella della Sera. Quasi per caso, mia madre lesse ad alta voce il nome di un paese vicino, Lowdham. L-O-W-D-H-A-M: la particolare ortografia coincide con il cognome del personaggio, ma finora nessuno sembra aver fatto il collegamento tra i due. Mi è stato detto da Andrew H. Morton, autore dell'eccellente studio Tolkien's Gedling 1914, che il paese di Lowdham sarebbe stato un luogo piacevole, proprio alla giusta distanza per una passeggiata domenicale partendo da Gedling.

« Tempo fa, non molto per chi ha una buona memoria, e via da qui, non lontano per chi ha buone gambe » [ndr, incipit di Il Fabbro di Wotton Major]
Lowdham e Gedling in una mappa di poco successiva alla Prima Guerra Mondiale, Sabre.

Dunque Lowdham del Notion Club non solo da voce al ricordo di Tolkien della scoperta dell'Éarendel del 1914, ma gli è anche dato il nome di un'area nelle vicinanze del luogo in cui è stato composto il poema. Vale anche la pena notare che sul finto frontespizio che Tolkien disegnò per The Notion Club Papers6, la data di pubblicazione è 2014.

Di certo, egli stava qui deliberatamente pensando, come noi oggi, al centenario della Terra di Mezzo, e identificando il suo inizio con il poema che scrisse il 24 settembre 1914. La luce di Éarendel splende in tutta la storia esterna della Terra di Mezzo, così come risplende attraverso la storia interna, passando dai Due Alberi sino a giungere alla fiala di cristallo di Frodo.

  • Il mio nuovo libretto Tolkien at Exeter College: How an Oxford undergraduate invented Middle-earth è ora disponibile sul mio sito. Conta 64 pagine e più di 40 immagini, compresi schizzi originali e fotografie di Tolkien mai visti prima, e comprende nuove estese ricerche che si aggiungono significativamente al resoconto che ho dato in Tolkien e la Grande Guerra.

  • Scrivo molto altro ancora sulla svolta creativa di Tolkien del 1914 nel mio articolo The road from adaptation to inventionHow Tolkien came to the brink of Middle-earth in 1914" [Dall'adattamento all'invenzione: come Tolkien giunse sull'orlo della Terra di Mezzo nel 1914, NdT], presto disponibile in Tolkien Studies 11.


Note bibliografiche ed esplicative: le note dell'autore sono disponibili coi riferimenti alle edizioni originali per le opere inedite in Italia, viceversa sono note del traduttore alle edizioni italiane. La nota 5 è un appunto del revisore.

1 Biografia, p.128, ed. Ares 1991.

2 Racconti Perduti, p.329, Bompiani 2000.

3 Sauron defeated, p.236, ed. Harper Collins 2002.

4 Biografia, p.119, ed. citata sopra.

5 Ælfwine compare in primo luogo in The Book of Lost Tales, come nuova denominazione di Eriol. L'opera è la prima sezione in due volumi di The History of Middle-Earth, ma Ælfwine conserva e amplia la propria funzione nelle versioni più tarde, a partire da The Lost Road and Other Writings (Home V). Annalista e traduttore, per Tolkien Ælfwine non è soltanto un importante personaggio dal valore autonomo, ma è proprio colui al quale si deve la sopravvivenza degli Antichi Racconti, dalla Creazione e i Tempi Remoti alla Storia dell'Anello. In Italia i Lost Tales sono tradotti come Racconti Ritrovati (vol. I) e Racconti Perduti (vol.II), ma ovviamente la distinzione non esiste: qui va inteso l'intero corpo dei medesimi e probabilmente anche le versioni successive.

6 Sauron defeated, p.154, ed. citata sopra.

 


Referenze

 

Letto 4862 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Ottobre 2014 09:11

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